Religione, Odontoiatria, Medicina

Religione, Odontoiatria, Medicina

02 Maggio 2010

Preghiera Comunitaria del Personale Sanitario

Benedici o Signore il mio Lavoro, perché sia Utile agli Altri e sempre Rispettoso della Altrui e della Mia Dignità.
Offro all'Eterno e Divino Padre il mio Lavoro, ogni mia Fatica ed ogni mio Sacrificio, in remissione delle mie colpe e dei miei peccati, per la Salvezza Mia e dei Miei Cari.
Signore fai che anche nel mio lavoro Io Rifletta Te ed il Tuo Amore. Amen.

Preghiera per l'Ammalato

O mio Dio, questo Ammalato qui davanti a Te, è venuto a chiederTi ciò che desidera e che ritiene essere la cosa più importante per lui. Tu , Dio, fai entrare nel Suo Cuore queste Parole: "E' importante essere Sani e Salvi nell'Anima! Signore, sia fatta su di Lui la Tua Santa Volontà in Tutto! Se Tu Vuoi che Lui Guarisca, che gli sia Donata la Salute.
Ma se la Tua Volontà è diversa, che continui a portare la Sua croce. Ti Prego anche per Noi che Intercediamo per Lui; Purifica i Nostri Cuori, per renderci degni di donare attraverso Noi, la Tua Santa Misericordia.


Proteggilo ed Allevia le Sue Pene, sia fatta in Lui la Tua Santa Volontà. Attraverso Lui, venga rivelato il Tuo Santo Nome, Aiutalo a portare con Coraggio la Sua croce. Amen

(Dopo la presunta apparizione del 22 giugno 1985, la veggente Jelena Vasilj ha riferito che la Madonna ha raccomandato particolarmente questa " Preghiera per l'Ammalato", per consiglio del Suo Figlio Gesù Cristo. Ha riferito inoltre che durante la sua recita, l'Ammalato e chi intercede per Lui e lo accompagna nella Preghiera, debbano affidarsi nelle mani di Dio.)

Sant'Apollonia, Patrona dei Denti e degli Odontoiatri (9 Febbraio)

Alessandria d'Egitto, † 249 ca. Visse nel III secolo dedicandosi completamente all'apostolato. Durante un massacro di cristiani fu catturata: per la sua determinazione e il coraggio dimostrato la minacciarono di bruciarla viva. San Dionigi narra che la vergine Apollonia temendo di non avere le forze per sopportare una simile tortura si gettò nel fuoco di sua spontanea volontà.

  • Patronato: Dentisti, Malattie dei denti;
  • Etimologia: Apollonia = sacra ad Apollo, dal latino;
  • Emblema: Giglio, Palma, Pinze;

Martirologio Romano: Ad Alessandria d'Egitto, commemorazione di sant'Apollonia, vergine e martire, che dopo molte e crudeli torture ad opera dei suoi persecutori, rifiutandosi di proferire parole sacrileghe, preferì essere mandata al rogo piuttosto che rinnegare la fede. È stata tale la devozione per la santa martire Apollonia, protettrice dei denti e delle relative malattie, che dal Medioevo in poi si moltiplicarono i suoi denti-reliquie miracolosi, venerati dai fedeli e custoditi nelle chiese e oratori sacri dell'Occidente; al punto che papa Pio VI (1775- 1799), che era molto rigido su queste forme di culto, fece raccogliere tutti quei denti che si veneravano in Italia, raccolti in un bauletto di circa tre chili e li fece buttare nel Tevere (prosegui la lettura nel sito www.santiebeati.it)

O gloriosa Santa Apollonia, per quell’acutissimo dolore che voi soffriste quando, per ordine del tiranno, vi furono strappati i denti che tanto aggiungevano di decoro al vostro angelico volto, otteneteci dal Signore la grazia di essere sempre liberati da ogni molestia relativa a questo senso, o per lo meno soffrirla costantemente con imperturbabile rassegnazione. E per quello inaudito coraggio con cui al primo impulso dello Spirito Santo, vi slanciaste spontaneamente in mezzo al fuoco, senza che i carnefici vi trascinassero dentro, otteneteci dal Signore la grazia di secondare prontamente le divine ispirazioni e di sostenere, non solo con rassegnazione, ma ancora con allegria tutte le croci che Egli si degnerà di inviarci. Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre nei secoli, nei secoli. Amen.

San Camillo de Lellis (sacerdote), Patrono dei Malati e dei Sanitari (14 Luglio).

Bucchianico (Chieti), 25 maggio 1550 - Roma, 14 luglio 1614. Di nobile famiglia, fu soldato di ventura. Persi i suoi averi al gioco, si mise a servizio dei Cappuccini di Manfredonia. Convertitosi ed entrato nell'Ordine, per curare una piaga riapertasi tornò a Roma nell'ospedale di San Giacomo degli Incurabili, dove si dedicò soprattutto ai malati. Si consacrò a Cristo Crocifisso, riprese gli studi al Collegio Romano e, divenuto sacerdote, fondò la "Compagnia dei ministri degli infermi", oggi in tutto il mondo. Il suo ordine si distinse da altri simili non solo per la croce rossa sul petto ma per lo spirito della sua opera legata alla carità misericordiosa. Egli pose attenzione unicamente malati, ponendo le basi alla figura dell'infermiere e del cappellano quali li vediamo oggi.

  • Patronato: Infermieri, Malati, Ospedali, Abruzzo.
  • Etimologia: Camillo = aiutante nei sacrifici, fenicio.

Martirologio Romano: San Camillo de Lellis, sacerdote, che, nato vicino a Chieti in Abruzzo, dopo aver seguito fin dall'adolescenza la vita militare ed essersi mostrato incline ai vizi del mondo, maturò la conversione e si adoperò con zelo nel servire i malati nell'ospedale degli incurabili come fossero Cristo stesso; ordinato sacerdote, fondò a Roma la Congregazione dei Chierici regolari Ministri degli Infermi. Sua madre, Camilla de Compellis, lo ha messo al mondo a quasi 60 anni, ed è morta quando lui era sui 14. Il padre Giovanni, ufficiale al soldo della Spagna, visto che non studia, lo prende tra i suoi soldati: maneggio delle armi, gioco, risse per i soldi, Camillo non chiede di meglio. Ma nel 1570 il padre muore, e un'ulcera a un piede manda lui all'ospedale San Giacomo di Roma. Qui lo curano bene, lo assumono pure come inserviente, ma poi devono cacciarlo: non lavora, gioca, disturba..Torna soldato e combatte per Venezia, poi per la Spagna, si mangia ancora la paga alle carte e ai dadi, e finisce barbone in Puglia. Lo prendono poi come manovale i Cappuccini di Manfredonia, che lo aiutano anche a ritrovarsi, a capire, tanto che nel 1575 lui chiede di entrare nell'Ordine. Ma il piede malato lo riporta all'ospedale romano; il chiudersi e il riaprirsi della piaga scandiscono ormai i ritmi della sua vita. Stavolta rimane in ospedale per quattro anni, e si scopre capace di aiutare i malati, impara a curarli, dimentica il convento: la sua vita è lì per sempre, cercando "uomini da bene che si consacrassero con lui ai malati per solo amor di Dio". Ne ha con sé cinque nel 1582, quando passa all'ospedale di Santo Spirito. (prosegui la lettura nel sito www.santiebeati.it)

O glorioso S.Camillo,che Ti sei dedicato alla cura degli ammalati per servire in essi la persona di Cristo sofferente e piagato e li assistevi con la tenerezza di una madre accanto al suo unico figlio, proteggi con altrettanta carità noi che ora T'invochiamo, perchè afflitti da grande necessità. Padre Nostro, Av e Maria, Gloria al Padre. Amen.

San Biagio (Vescoco e Martire), Patrono della Bocca e della Gola (3 febbraio)

Morto a Sebaste (Armenia), ca. 316. Il martire Biagio è ritenuto dalla tradizione vescovo della comunità di Sebaste in Armenia al tempo della "pax" costantiniana. Il suo martirio, avvenuto intorno al 316, è perciò spiegato dagli storici con una persecuzione locale dovuta ai contrasti tra l'occidentale Costantino e l'orientale Licinio. Nell'VIII secolo alcuni armeni portarono le reliquie a Maratea (Potenza), di cui è patrono e dove è sorta una basilica sul Monte San Biagio. Il suo nome è frequente nella toponomastica italiana - in provincia di Latina, Imperia, Treviso, Agrigento, Frosinone e Chieti - e di molte nazioni, a conferma della diffusione del culto. Avendo guarito miracolosamente un bimbo cui si era conficcata una lisca in gola, è invocato come protettore per i mali di quella parte del corpo. A quell'atto risale il rito della "benedizione della gola", compiuto con due candele incrociate.

  • Patronato: Malattie della gola;
  • Etimologia: Biagio = bleso, balbuziente, dal latino;
  • Emblema: Bastone pastorale, Candela, Palma, Pettine per lana.

Martirologio Romano: San Biagio, vescovo e martire, che in quanto cristiano subì a Sivas nell'antica Armenia il martirio sotto l'imperatore Licinio. C'è una sua statua anche su una guglia del Duomo di Milano, la città dove in passato il panettone natalizio non si mangiava mai tutto intero, riservandone sempre una parte per la festa del santo. Tuttora si vende a Milano il "panettone di san Biagio", che sarebbe quello avanzato durante le festività natalizie. San Biagio lo si venera tanto in Oriente quanto in Occidente, e per la sua festa è diffuso il rito della "benedizione della gola", fatta poggiandovi due candele incrociate (oppure con l'unzione, mediante olio benedetto), sempre invocando la sua intercessione. L'atto si collega a una tradizione secondo cui il vescovo Biagio avrebbe prodigiosamente liberato un bambino da una lisca di pesce conficcata nella sua gola.(prosegui la lettura nel sito www.santiebeati.it)

O Glorioso San Biagio, che, con una breve preghiera, restituisce la perfetta sanità ad un bambino che per una spina di pesce attraversata nella gola stava per mandare l'ultimo anelito, ottenete a noi tutti la grazia di sperimentare l'efficacia del vostro patrocinio in tutti i mal di gola, ma più di tutto, di mortificare colla fede pratica dei precetti di Santa Chiesa, questo senso tanto pericoloso, e di impiegare sempre la nostra lingua a difendere le verità della fede tanto combattute e denigrate ai giorni nostri. Così sia.

San Giuseppe Moscati (16 Novembre)

Giuseppe Moscati nasce a Benevento il 25 luglio 1880. Medico, ricercatore e docente universitario, è morto a soli 46 anni (12 aprile 1927 a Napoli). Visse quasi sempre a Napoli, la «bella Partenope», come amava ripetere da appassionato di lettere classiche. Si iscrisse a medicina «unicamente per poter lenire il dolore dei sofferenti». Da medico seguì la duplice carriera sopra delineata. In particolare salvò alcuni malati durante l'eruzione del Vesuvio del 1906; prestò servizio negli ospedali riuniti in occasione dell'epidemia di colera del 1911; fu direttore del reparto militare durante la grande guerra. Negli ultimi dieci anni di vita prevalse l'impegno scientifico: fu assistente ordinario nell'istituto di chimica fisiologica; aiuto ordinario negli Ospedali riuniti; libero docente di chimica fisiologica e di chimica medica. Alla fine gli venne offerto di diventare ordinario, ma rifiutò per non dover abbandonare del tutto la prassi medica. «Il mio posto è accanto all'ammalato!». In questo servizio integrale all'uomo Moscati morì il 12 aprile del 1927. Straordinaria figura di laico cristiano, fu proclamato santo da Giovanni Paolo II nel 1987 al termine del sinodo dei vescovi «sulla Vocazione e Missione dei laici nella Chiesa».(prosegui la lettura nel sito www.santiebeati.it)

O San Giuseppe Moscati, medico e scienziato insigne, che nell'esercizio della professione curavi il corpo e lo spirito dei tuoi pazienti, guarda anche noi che ora ricorriamo con fede alla tua intercessione. Donaci sanità fisica e spirituale, intercedendo per noi presso il Signore.
Allevia le pene di chi soffre, dai conforto ai malati, consolazione agli afflitti, speranza agli sfiduciati. I giovani trovino in te un modello, i lavoratori un esempio, gli anziani un conforto, i moribondi la speranza del premio eterno. Sii per tutti noi guida sicura di laboriosità, onestà e carità, affinché adempiamo cristianamente i nostri doveri, e diamo gloria a Dio nostro Padre. Amen.

Educare alla salute, educare alla vita

Oggi grazie alle migliorate condizioni economiche e ai progressi della medicina è stato fatto molto per la tutela della salute, almeno nei paesi occidentali. Si pensi ad esempio alla riduzione della mortalità materno-infantile, nel parto e nel puerperio, alla pratica della vaccinazione e al controllo di tante malattie infettive. Anche in forza di ciò, si tende a considerare la salute fisica come qualcosa di scontato o di ottenibile in forza delle conoscenze scientifiche e dei nostri desideri e non si guarda ad essa come a un dono prezioso da conservare e da valorizzare. Tanti giovani minano la loro salute con l’assunzione di alcool e droghe o con stili di vita, alimentazione e comportamenti “a rischio”. Oggigiorno viene fatto un ricorso eccessivo alle cure estetiche, nella insensata ricerca di avere un corpo perfetto. Ciò tende ad isolare ed emarginare i “fragili” ed i “disabili”; Papa Francesco definisce provocatoriamente tali comportamenti, e li ha ripetutamente definiti come “teoria dello scarto”.

Educare alla salute e alla vita, significa educare al rispetto della dignità della persona umana, che vale per ognuno di noi, ma anche per il nostro prossimo -cioè per tutti-. La nostra vita non è caratterizzata solo dalle sue capacità, ma anche dalla sua vulnerabilità, dal suo limite e dalla sua apertura alla reciprocità e al dono di sé. La vera salute non è l’assenza di problemi fisici o psichici ma è l’equilibrio armonico della persona, che ricerca con tutte le risorse, ma anche con i propri limiti -insiti nell’essere umano-, di donarsi e condividere con gli altri le gioie e le fatiche della vita.

(Estratto da: La Domenica-Periodico Religioso quinta domenica del Tempo Ordinario-n°1-2009; Don Andrea Manto - Direttore Nazionale Ufficio per la Pastorale della Salute – Cei)

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