Quando non sapevamo pronunziare la “F” e la “V”

Quando non sapevamo pronunziare la “F” e la “V”

20 Aprile 2019

L’antropologia ha accertato che le graduali modifiche dell’alimentazione e della masticazione umana, avvenute nei secoli passati, hanno proporzionalmente contribuito a modificare la crescita cranio-facciale, nonché l’allineamento dei denti presenti nelle ossa mascellari (mascellare superiore e mandibola). Ciò ha coinvolto soprattutto i denti incisivi ed i canini, migliorando gradualmente la funzione fonatoria della bocca ha permesso agli uomini di parlare meglio.

Il linguista Damiàn Blasi, dell’Università di Zurigo, lavorando in collaborazione con degli antropologi su un’ipotesi formulata nell’anno 1985 del suo collega americano Charles Hockett, è pervenuto con i suoi studi a questa sorprendente conclusione. Quest’ultimo studioso aveva notato che nelle lingue dei cacciatori-raccoglitori, come gli inuit della Groenlandia o i boscimani sudafricani, le consonanti labio-dentali come la “f” e la “v” erano quasi assenti. Infatti, la pronunzia di queste ultime consonanti si ottiene articolando il labbro inferiore contro gli incisivi superiori. Lo studioso aveva ipotizzato che la loro comparsa nel linguaggio umano fosse legata a una modifica della dentatura umana e ad alcune modifiche sopravvenute nella crescita dello scheletro facciale, connesse alla tipologia ed alla consistenza dei cibi ingeriti ed al relativo sovraccarico funzionale necessario per effettuare la loro completa masticazione. Blasi recentemente ha confermato su “Science” -una delle più prestigiose riviste scientifiche internazionali-, che in effetti, nelle lingue indoeuropee le consonanti “f” e “v” cominciarono a essere usate solo a partire da settemila anni addietro, cioè da quando l’agricoltura e la pastorizia si affermarono fra l’India e l’Europa.

Ci si potrebbe chiedere cosa c’entra l’agricoltura con la fonetica? Anche nelle epoche storiche trascorse, i denti incisivi superiori sporgevano oltre i denti incisivi inferiori, spiega nella sua pubblicazione Blasi, esprimendo quello che oggigiorno la terminologia odontoiatrica comunemente definisce come seconda classe ortognatodontica. Nei teschi dei soggetti adulti del periodo paleolitico, questa caratteristica non era presente, perché mangiando cibi più duri e abrasivi, gli incisivi superiori si abradevano notevolmente, permettendo così alla dentatura delle due arcate dentali di scivolare, allineandosi. In tal modo aumentava la potenza del morso, migliorandone l’efficienza, ma diveniva difficile pronunciare i suoni labio-dentali.

Con l’avvento dell’agricoltura, dell’allevamento degli animali da cortile e della pastorizia, gli esseri umani hanno cominciato a mangiare cibi più morbidi, così i denti degli adulti si sono consumati sempre meno. Infatti, dal periodo neolitico in poi, con il mutare delle abitudini alimentari, nei teschi analizzati i denti incisivi superiori dei bambini e degli adolescenti, si presentavano frequentemente sporgenti, persistendo sempre di più negli adulti (over-jet), finché, nell’epoca coincidente con la rivoluzione industriale, questa persistenza è divenuta quasi una costante. Tali studi hanno permesso di pervenire alla conclusione, che nelle prime popolazioni neolitiche gli adulti parlando, abbiano cominciato gradualmente ad emettere i suoni “f” e “v” senza accorgersene, ma che con il passare del tempo e con il mutare delle abitudini alimentari, questi suoni siano diventati gradualmente di uso comune.

Così i fonemi labio-dentali, gradualmente sarebbero stati incorporati nelle parole delle nuove lingue indo-europee, fino a pervenire ai nostri giorni.

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