Nuova cura per il Parkinson col “dente intelligente” nato a Palermo

Nuova cura per il Parkinson col “dente intelligente” nato a Palermo

12 Ottobre 2016

La nuova speranza per chi soffre del morbo di Parkinson arriva dal “dente intelligente” realizzato dai ricercatori dell’Università di Palermo. Per evitare i fastidiosi tremori e la rigidità che la grave malattia neurodegenerativa comporta, basterà posizionare una piccola protesi al posto di un dente del giudizio, capace di rilasciare il farmaco necessario automaticamente.

La nuova frontiera della tecnologia farmaceutica è stata presentata a Palazzo Steri, sede del Rettorato della Università degli Studi di Palermo, durante il meeting di lancio del progetto “Home-based Empowered Living for Parkinson’s disease Patiens” finanziato dall’Unione Europea, nell’ambito del primo bando dell’Ambient Assisted Living Joint Program. Il progetto coinvolge l’Università di Palermo e una serie di altri partner spagnoli, tedeschi e israeliani. Il team di ricercatori dell’Ateneo palermitano, composto da Giuseppina Campisi per il Dipartimento di Scienze Stomatologiche, Libero Italo Giannola per il dipartimento di Chimica e Tecnologie Farmaceutiche, Roberto Monastero di Neuroscienze Cliniche, Ada Maria Florena di Patologia Umana, si occuperà di un’applicazione su vasta scala del sistema IntelliDrug, un “dente intelligente” già realizzato col contributo dell’Ateneo palermitano per somministrare farmaci per vie alternative rispetto a quelle tradizionali (pillole, iniezioni, etc.). Il nuovo dispositivo sarà dotato di un sistema di telecomunicazione, in grado di scambiare informazioni con un centro clinico di controllo a distanza per il monitoraggio e la cura di chi è affetto dal morbo di Parkinson. Il Paziente indosserà una cintura che, in caso di tremori, invierà un segnale al “dente”. Il dispositivo posto nel cavo orale rilascerà automaticamente la dose di farmaco prevista (Ropinirolo) e manderà un segnale anche al centro di riferimento, dove personale specializzato potrà controllare la terapia ed eventualmente regolarla. “Grazie a questa nuova applicazione della telemedicina -affermano i Ricercatori palermitani-, il Paziente potrà essere assistito nel suo ambiente quotidiano conducendo una vita normale e indipendente”.

Il progetto Help durerà due anni, con un finanziamento di quattro milioni di euro per tutti i partner, di cui cinquecentoquarantasettemila euro (con un cofinanziamento ministeriale) per Palermo. La sperimentazione sull’uomo verrà fatta al Policlinico di Palermo, in Israele e in Spagna. Al progetto, oltre all’Università di Palermo, partecipano Telefónica Investigación y Desarrollo S.A. (Spagna), Fundació Hospital Comarcal Sant Antoni Abat (Spagna), Saliwell Ltd. (Israele), Nevet Ltd (Israele), Telecom Italia S.p.A. (Italia), HSG-IMIT (Germania), Mobile solution group GmbH (Germany), l’Universitat Politecnica de Catalunya (Spagna).

Un dente “intelligente” per rilasciare medicinali

Un ''dente intelligente'' capace di curare malati di ipertensione, ipertiroidismo, Alzheimer, tumori alla bocca, tossicodipendenti, rimpiazzando pillole e iniezioni. E' la nuova frontiera della tecnologia farmaceutica, messa a punto da una dozzina di ricercatori palermitani, in collaborazione con colleghi israeliani, polacchi, tedeschi, svizzeri e spagnoli. Il ''dente intelligente'' contiene un farmaco e un microchip, che controlla l'intero processo di rilascio del farmaco, consentendo di somministrare il medicinale in funzione delle necessità del Paziente. Il contenitore può essere ricaricato con un nuovo farmaco in modo semplice e non invasivo dallo stesso paziente, che viene informato della necessità da un dispositivo di controllo a distanza, una sorta di telecomando. ''Si tratta di una piccola protesi da posizionare al posto del dente del giudizio o di un piccolissimo device che consenta ai Pazienti di parlare e mangiare liberamente'', dice Libero Italo Giannola, associato del dipartimento di Chimica e Tecnologie Farmaceutiche. Il sistema è già stato sperimentato con successo in Israele su otto Pazienti tossicodipendenti, trattati con il naltrexone, su cui il farmaco ha avuto effetto con un dosaggio 111 volte minore rispetto all'assunzione per via orale. Il nuovo dispositivo e' stato brevettato nell'ambito del progetto ''IntelliDrug'', durato tre anni e finanziato dall'Unione Europea.

Fonte: Agi/Federfarma

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