Implantologia

Implantologia

07 Gennaio 2010

Materiali da Innesto Osseo - Implantologia - Osteointegrazione

Materiali da Innesto Osseo

Circa venti anni addietro fu iniziato l'uso dei materiali da innesto osseo con le "membrane". Da allora in poi in alternativa od in associazione alle membrane sono stati utilizzati numerosi altri materiali, allo scopo di correggere i difetti ossei sia in Parodontologia che in Chirurgia Orale e Maxillo-Facciale, ed in Implantologia. La possibilità di determinare una rigenerazione ossea dipende dalle caratteristiche di osteoconduttività e di osteoinduttività,dei materiali utilizzati da questi innesti. I concetti che governano la "Rigenerazione Ossea", seguono i principi della Osteoconduzione -in cui il materiale innestato funge da sostegno per le nuove cellule ossee fornendo così una intelaiatura sopra la quale può formarsi nuovo osso-, materiale bioinerte o bioattivo e forma e dimensioni favorevoli la crescita tissutale e la deposizione ossea).

L'Osteoinduzione invece è un processo biologico in cui il materiale innestato induce le cellule mesenchimali totipotenti a differenziarsi in osteoblasti con conseguente formazione di nuovo tessuto osseo. Gli Innesti Ossei sono classificabili in Xenoinnesti in cui il donatore e il ricevente appartengono a specie diverse ( Bio-Oss), ovvero Autoinnesti in cui il donatore funge anche da ricevente(osso corticale e trabecolare midollare prelevato nello stesso individuo e innestato nel sito del difetto osseo), ovvero Alloinnesti in cui il donatore e il ricevente appartengono alla stessa specie (osso umano liofilizzato - FDBA - osso umano liofilizzato demineralizzato-DFDBA), o Innesti Alloplastici, che sono materíali inerti di natura sintetica ( Idrossiapatite - Fosfato tricalcico - Biocoral). Un' altro materiale utilizzato nella Rigenerazione del Tessuto Osseo ed a lungo sperimentato, è la Colla di Fibrina Umana (Tissucol) che preserva e stabilizza il coagulo ematico chirurgico.

Implantologia

La sostituzione degli elementi dentali persi a causa delle varie Patologie Orali (carie, malattia parodontale, traumi, agenesia, etc. ), era già un' obiettivo dell'Odontoiatria del passato. Le popolazioni Maya utilizzavano impiantare all'interno dei mascellari dei frammenti di conchiglia , gli Etruschi usavano legare i denti perduti con sottili fili o nastri metallici (oro , rame , etc.), ai denti naturali ancora stabili. L'Odontoiatria più recente da molti anni utilizza le riabilitazioni protesiche con l'uso di ponti realizzati con vari metalli nobili e non-nobili , rivestiti in tutto o in parte con resina o ceramica. Negli anni più recenti l 'Implantologia ha generato delle nuove aspettative sia nelle riabilitazioni protesiche fisse che in quelle mobili. Gli Impianti Endossei Osteointegrati permettono di sostituire sia singoli elementi dentali , che riabilitare intere arcate e con particolari accorgimenti anche insieme a denti naturali ancora presenti ed in buona salute e stabilità parodontale. Oggi gli Interventi Implantologici effettuati dall'Odontoiatra , rappresentano un metodo chirurgico di elevata specializzazione , che prevede preliminarmente un'accurata selezione dei Pazienti. Ciò permette di ridurre drasticamente sia la casistica degli insuccessi intraoperatori che di quelli post-operatori.

Gli Interventi di Implantologia Endossea, vengono effettuati in "campo operatorio sterile", in Anestesia Locale (vedi), accoppiando eventualmente questa tecnica nei Pazienti più emotivi alla Analgesia Sedativa (vedi). Inoltre, è possibile in particolari Casi Clinici , utilizzare la Tecnica Implantologica post-estrattiva riducendo notevolmente sia i tempi operatori , che la invasività chirurgica dell'intervento. Gli Impianti si posizionano chirurgicamente nell'osso mascellare o mandibolare , preparando i neo-alveoli implantari con varie tecniche manuali o strumentali (osteotomia, fisiodispenser, piezoelettrica, etc.).

Esistono inoltre varie Tecniche di Programmazione Chirurgica ,-in un solo tempo operatorio, a carico immediato, in due tempi operatori “a cielo coperto", "a cielo aperto, "all on four", per stabilizzazione di protesi mobile , etc. Evidentemente la Tecnica di Programmazione Chirurgica, viene prescelta di volta in volta dall'Odontoiatra , sia in funzione del Caso Clinico , che delle esigenze o delle aspettative del Paziente. Il materiale più frequentemente utilizzato per la realizzazione degli Impianti Endossei, è il Titanio Chirurgico, ma oggi anche altri materiali di nuova generazione, garantiscono alte prestazioni funzionali ed ottima osteointegrazione. La procedura chirurgica si conclude con la sutura della gengiva e con delle procedure post-operatorie precauzionali.

Anche l'adozione di alcune ulteriori precauzioni terapeutiche farmacologiche, alimentari accompagnate con a dei "Consigli di Vita", riducono notevolmente i rischi di insuccesso post-chirurgico. La durata di un Intervento Implantologico, varia da 15-20 minuti ad un'ora circa, in funzione della Tecnica adottata e delle condizioni cliniche del Paziente. Sono consigliabili precauzionalmente uno-due giorni di riposo ,sia per effettuare con regolarità la terapia post-chirurgica , ed anche per affrontare con maggiore serenità le eventuali piccole complicazioni post-operatorie (gonfiore, dolore , etc.). Quasi sempre dopo 48 -72 ore è possibile ritornare alle proprie regolari occupazioni.
Nel caso in cui sia stata utilizzata la Tecnica "a carico immediato", è possibile protesizzare subit, o al massimo entro pochi giorni Negli altri casi in circa 3-6 mesi l'impianto si lega intimamente all'osso, cioè si Osteointegra. Successivamente è possibile procedere alla fase di Riabilitazione Protesica per sostituire gli elementi dentali mancanti.

Osteointegrazione

L'Osteointegrazione ottenibile con i materiali implantari oggi utilizzati e le attuali Tecniche Chirurgiche Implantologiche, è clinicamente prevedibile e strumentalmente valutabile fondamentalmente con tecniche istologiche piuttosto che con Indagini Radiologiche o Cliniche. Brånemark nei suoi Studi definì l'Osteointegrazione come un processo biologico e ripartivo, indotto dall'atto chirurgico implantologico che generava una connessione diretta -senza interposizione di tessuto connettivo - tra l'osso e la superficie di un Impianto Endosseo sottoposto al carico funzionale. In alcuni studi successivi, Zarb ed Albrektsson sono giunti ad una definizione con una preminente valenza clinica in cui hanno definito l'Osteointegrazione come un guarigione con fissazione rigida tra Osso e Impianto -anche sotto carico funzionale-, clinicamente asintomatica.

I presupposti biologico-clinico-chirurgici per la Osteointegrazione di un'Impianto Endosseo, si basano non solo sulla selezione diagnostica preliminare del Paziente ricevente, ma anche sulla biocompatibilità dei materiali implantari utilizzati e sulla loro predisposizione alla osteiointegrazione, nonché sulla biomeccanica dell'impianto stesso. Altri presupposti fondamentali riguardano la corretta e sterile applicazione del metodo chirurgico implantologico e della corretta tecnica di preparazione chirurgica del "neo-alveolo ricevente", nonché in relazione all'uso di un adeguata pianificazione gnatologica dei futuri carichi implanto-protesici. Il mancato rispetto di tale protocollo può dare luogo ad una "pseudo-osteointegrazione", cioé ad una incompleta connessione tra l'osso e l' impianto, che può dare luogo a successive recidive.

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